WILLIAM SHAKESPEARE E BOLOGNA

Il 3 maggio 1616 si spegneva William Shakespeare: quest’anno ricorre dunque il quarto centenario della morte. Tutto o quasi è stato detto su di lui ma, certamente, le manifestazioni che si terranno in tutto il mondo per ricordarlo, potranno rivelarci altri aspetti fino ad ora non sufficientemente esplorati.
Il legame con l’Italia del grande Bardo sono indiscutibili. Il nostro Paese è il vero protagonista di molte sue opere: da “Romeo e Giulietta” a “I due gentiluomini di Verona”; da “Il mercante di Venezia” a “La Bisbetica Domata” tutti ambientati in Veneto, fino a “Molto rumore per nulla” che ha come teatro Messina. Eppure pare che Shakespeare non abbia mai messo piede in Italia. Certamente gli era nota la nostra letteratura e le sue conoscenze potrebbero essere state grandemente influenzate dalle molte letture. Non è un mistero che la tragedia “Otello” gli sia stata ispirata da un’opera del ferrarese Giovanni Battista Giraldi detto il Cinzio, che aveva scritto la novella “Il Moro di Venezia”.
Bologna non compare mai direttamente, tuttavia, di recente, il regista teatrale e televisivo Gabriele de Pasquale ha scritto e diretto un musical dal titolo “Per il tuo amore: Bologna 1274. La vera storia bolognese che ispirò Shakespeare”. Ma quale sarebbe questa storia? Sembra proprio che le vicende della contrapposizione tra i Montecchi e i Capuleti sia stata mutuata dalla complessa e tragica storia d’amore capitata a Imelda Lambertazzi e Bonifazio Geremei compiutasi a Bologna nel 1274. Noi ce ne siamo occupati e, per approfondimenti, potrete leggere un precedente articolo del nostro blog dal titolo “IMELDA LAMBERTAZZI, UNA GIULIETTA BOLOGNESE”.
In ogni caso, l’immensa fortuna di cui l’opera dello scrittore inglese godette fin da subito ebbe diversi riscontri a Bologna. Per citare un’edizione critica ottocentesca stampata in città (precisamente dalla tipografia di Emidio dall’Olmo in via dell’Inferno), possiamo ricordare il “Saggio delle bellezze di Shakespeare scelte dalle commedie e messe in versi italiani dal dottor Giuseppe Busi”. Per le classi popolari si riscontra perfino –come ci informa Alessandro Cervellati- un adattamento in dialetto bolognese de “La Bisbetica Domata”. Nel 1903, infatti, Goffredo Galliani ne ricavò una riduzione dal titolo “Taraghegna”. Il termine non poteva risultare più calzante e più vicino alle intenzione dello stesso Shakespeare: “taraghegna” in dialetto e in una sola parola indica una donna ostinata, mai soddisfatta, amante delle discussioni accese, del litigio furioso e oltretutto assai stizzosa.
Infine, uno dei luoghi del percorso museale di Genus Bononiae, San Giorgio in Poggiale, ospitò nel marzo 2000 una versione del “Cimbelino” (terzultima e poco rappresentata opera di Shakespeare, ma che vanta alcuni dei versi tardivi più belli ed interessanti del Bardo) curata da Armando Picchi (1943-2006), professore universitario, regista teatrale e a sua volta drammaturgo. La rappresentazione fu commissionata direttamente dalla Fondazione Carisbo e alla messa in scena collaborarono una cinquantina di studenti del DAMS, allievi del regista. I costumi seicenteschi furono totalmente realizzati a Bologna dal laboratorio di Giancarla Evangelisti. Da ultimo, le scenografie furono preparate dagli studenti del prof. Enrico Manelli dall’Accademia di Belle Arti.
La Biblioteca di San Giorgio in Poggiale conserva inoltre diverse opere di Shakespeare: la più antica risale al 1797 e appartiene al fondo Silvani.
Varrebbe davvero la pena di approfondire ulteriormente la conoscenza di questo “gigante”.

Daniela Schiavina

Bologna, 27 aprile 2016

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