Steven Spielberg e l’incredibile caso Edgardo Mortara

Aprile 2016: i giornali bolognesi hanno dato ampio risalto alla notizia che Steven Spielberg girerà un film sull’incredibile caso del bambino ebreo Edgardo Mortara che si svolse a Bologna nella seconda metà dell’Ottocento. Già all’epoca il fatto ebbe vasta eco in città e anche a livello internazionale ma oggi, forse, in molti non conoscono la vicenda.
Chi era Edgardo Mortara? Il fanciullo, che in quel momento aveva sette anni, era figlio del mercante ebreo Momolo Mortara, abitante in via Lame. Era la sera del 23 giugno 1858 quando la polizia papalina si recò presso la sua abitazione e prelevò di forza uno dei suoi figli, il piccolo Edgardo, appunto. L’inquisitore Pier Gaetano Feletti, rappresentante del Sant’Uffizio a Bologna aveva chiesto che gli fosse consegnato.
Il bambino fu portato immediatamente a Roma e le cronache raccontano che per tutto il viaggio pianse disperato. Ma qual era stato il motivo di un così crudele comportamento? La famiglia Mortara era in buone condizioni economiche e anche se era di religione ebraica, non aveva mai avuto alcun problema di convivenza con nessuno.
Ecco la spiegazione. Quando aveva due anni Edgardo si ammalò gravemente e rimase per qualche tempo in pericolo di vita. Una fantesca cattolica a servizio presso la famiglia Mortara credeva che sarebbe morto e non in grazia di Dio, ovviamente non essendo stato battezzato. Per questo motivo aveva deciso di provvedere lei stessa a somministrargli il sacramento all’insaputa dei genitori. Due anni dopo, durante la confessione, rivelò il tutto ad un padre domenicano che, violando il segreto, avvisò le autorità ecclesiastiche. Queste ultime decisero di provvedere al più presto applicando il sessantesimo canone sancito durante il Concilio di Toledo del 633, secondo il quale gli ebrei battezzati diventavano di fatto cattolici a tutti gli effetti e dovevano dunque essere educati secondo i precetti della Chiesa Romana.
Giunto a Roma, Edgardo fu portato al Collegio dei Catecumeni, dove sicuramente passò i mesi più orribili della sua giovane vita. Solo a ottobre, dopo quattro lunghi mesi, i genitori disperati riuscirono a rivederlo. Nel frattempo, peraltro, il caso aveva varcato i confini italiani ed era diventato internazionale. Le comunità ebraiche piemontesi -che potevano muoversi più liberamente- avevano infatti esercitato pesanti pressioni soprattutto in Francia. Ma anche in Gran Bretagna e in America vi fu un forte movimento di opinione in favore della famiglia Mortara.
Nel frattempo, nonostante anche il medico che all’epoca del battesimo clandestino aveva avuto in cura Edgardo avesse dichiarato che il bambino non era mai stato in pericolo di vita, le autorità pontificie decisero che al piccolo –ormai considerato cristiano sotto tutti i punti di vista- doveva essere garantita un’educazione cattolica.
Gli anni passarono e, solo nel 1878, dopo la presa di Roma e l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia, il fratello maggiore Riccardo e la madre Marianna riuscirono a rivedere quello che era un giovane uomo ormai ordinato sacerdote. L’emozionante incontro avvenne a Parigi, ma ormai era troppo tardi…il diritto naturale aveva dovuto soccombere davanti al diritto canonico.
La fotografia scattata nella straordinaria occasione mostra Riccardo in atteggiamento assai freddo e sprezzante verso il fratello minore. Tanto che ai parenti e ai giornali ne fu data copia mutilata, dove comparivano solo Edgardo e la madre.
Colui che era diventato don Pio Edgardo Mortara ebbe una lunga vita: fu missionario apostolico, canonico lateranense, professore di teologia. Cresciuto lontano dai suoi, segregato dal mondo e guardato a vista, aveva preso i voti con piena convinzione e non mise mai in dubbio i lati oscuri della sua vicenda umana. Continuò tuttavia ad avere rapporti anche epistolari con la famiglia di origine. Morì nel 1940 in Belgio.
Lo stesso Papa aveva dovuto rimediare al gravissimo danno che il caso aveva inflitto all’immagine della Chiesa. Indubbiamente questo episodio sollevò una tale ondata di indignazione da convincere molti buoni cattolici a voler veder separati il potere religioso e quello temporale del Vaticano.
Le riprese del film di Spielberg dovrebbero iniziare nei primi mesi del 2017. La comunità ebraica bolognese si è espressa molto favorevolmente e ha dato ampia disponibilità nel caso di un suo coinvolgimento diretto. Speriamo che almeno parte delle riprese avvengano a Bologna: per la città sarebbe un’occasione veramente straordinaria.

Daniela Schiavina

Bologna, 22 aprile 2016

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