Parte il cratere di Euphronios…e arriva Hermes

Cratere-Eufphronios

Cratere di Eufphronios

L’eccezionale cratere attico a figure rosse firmato dal greco Euphronios e rinvenuto nell’etrusca Cerveteri, tra i principali protagonisti della Mostra in corso al Museo della Storia di Bologna Il viaggio oltre la vita. Gli Etruschi e l’Aldilà tra capolavori e realtà virtuale, passa ora il testimone ad un altro capolavoro del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.
La restituzione del Cratere di Euphronios era previsto dagli accordi con Villa Giulia che derivano dall’impegno che lo stesso Museo ha di non prestare il vaso ad altri musei per più di un mese (periodo poi prorogato di altri 15 giorni). Ma alla restituzione, assolutamente dovuta, si è rimediato, grazie all’impegno e al prestigio di Genus Bononiae e del Dipartimento di Storia Culture Civiltà (Sezione di Archeologia) dell’Ateneo bolognese, con il prestito di un altro straordinario pezzo sempre da Villa Giulia.

Dal 16 dicembre e fino al termine della mostra (22 febbraio 2015) i visitatori avranno infatti la possibilità di ammirare la splendida testa in terracotta policroma del dio Hermes proveniente dal tempio di Apollo nel santuario di Portonaccio a Veio, uno dei più importanti centri sacri dell’Etruria meridionale. Questa scultura porterà così a Bologna un assaggio concreto delle magnificenze del santuario veiente, già al centro del racconto della protagonista del cartone animato 3D Ati alla scoperta di Veio, realizzato in occasione della Mostra e a cui presta la voce l’attrice Sabrina Ferilli.

Testa Hermes
Ad Hermes, Turms per gli Etruschi, erano riconosciute in antico diverse sfere di competenza, tra cui quella di messaggero di Zeus il padre degli Dei e accompagnatore di Eracle in molte delle sue eroiche imprese. Ma Hermes è anche e soprattutto la divinità che accompagna le anime dei defunti nell’Aldilà, come è bene illustrato nel percorso espositivo della Mostra e raffigurato magistralmente nello stesso cratere di Euphronios.

Della statua del dio, in origine a grandezza maggiore del vero, rimane solo la testa coperta dal caratteristico copricapo alato, sotto al quale scendono i riccioli che incorniciano la fronte ed i lunghi capelli sparsi sulle spalle. Databile attorno al 500 a.C., essa faceva parte di un complesso gruppo di sculture fittili che, poste su grandi basi a cavallo del colmo del tetto, ornavano con grande effetto scenografico la sommità dell’edificio templare. Secondo quanto attestato dagli esemplari superstiti, a gruppi di due o tre queste statue illustravano i miti greci connessi ad Apollo, realizzando una magnifica scenografia che aveva per sfondo il cielo.

Hermes, il dio messaggero dall’espressione irridente, quasi provocatoria, è da immaginare dunque sul tetto del tempio frapposto alle altrettanto celebri statue raffiguranti Apollo in lotta con Eracle per il possesso della cerva dalle corna d’oro, sacra ad Artemide ed oggetto di una delle dodici fatiche, il cui buon esito sarà per l’eroe preludio ad un destino di apoteosi. Mentre Apollo avanza impetuosamente contro Eracle che, tenendo bloccato sotto un piede la cerva, reagisce ferocemente brandendo la clava, il vero protagonista della scena doveva essere lo stesso Hermes, la cui presenza nella narrazione dell’episodio è dovuta all’intervento supremo ed imperscrutabile di Zeus in favore dell’eroe.
E del resto Hermes è il compagno prediletto di Eracle in molte delle sue famose fatiche.

I caratteri stilistici del complesso decorativo risentono di quel gusto ionico «internazionale» che caratterizza la cultura artistica etrusca negli anni finali del VI secolo a.C., ma il risultato raggiunto tocca livelli espressivi altissimi, che non hanno confronti nel panorama figurativo etrusco.
Molto interessante anche il dibattito sullo scultore che ha realizzato questa e le altre statue che decoravano il tetto del tempio di Veio. Al momento della scoperta si pensava che queste statue fossero opera di Vulca l’unico grande artista etrusco di cui conosciamo il nome e che era talmente famoso nella sua città (Veio) da essere chiamato a Roma, da Tarquinio Prisco, il primo dei re etruschi della città, per progettare e decorare il grande tempio di Giove Capitolino (Roma per il più importante tempio della città si rivolge agli Etruschi)

In realtà la testa è un po’ più recente (fine del VI secolo a.C.) dell’età di Tarquinio Prisco (inizi del VI secolo a.C.) e quindi non può essere opera di Vulca. Ma è sicuramente l’opera di uno sue discepoli più bravi e più capaci che aveva assimilato gli insegnamenti del maestro aggiornandoli con altri stimoli che venivano dalla Grecia e realizzando un grande capolavoro come il complesso delle le statue di Portonaccio a cui la testa di Hermes appartiene.

Chi visiterà ora la Mostra, da qui alla sua chiusura, avrà quindi la possibilità di ammirare questo ulteriore capolavoro che onora il titolo stesso della Mostra (capolavori e realtà virtuale) e che si inserisce perfettamente nel tema dell’Aldilà essendo Hermes una figura di primo piano nell’Aldilà degli Etruschi

Prof. Giuseppe Sassatelli

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