Maria Adele Crocioni Michelini: L’orgoglio di essere donna

Maria Adele Crocioni Michelini

 

Nel corso del Novecento, l’emancipazione femminile ha fatto passi da gigante, ma è ancora lontano il suo pieno compimento. Tuttavia, le donne oggi godono di diritti che solo un secolo fa sembravano obiettivi irraggiungibili. Se questo è avvenuto e se si può continuare a lottare perché venga riconosciuta la parità  con gli uomini nei diversi ambiti di vita e di lavoro, lo dobbiamo anche e soprattutto ad alcune figure eccezionali. A Bologna pochi, purtroppo, ricordano ancora Maria Adele Crocioni Michelini, ma fu una vera e propria paladina delle donne.

Nata a Reggio Emilia il 1° settembre 1909, proveniva da una famiglia della borghesia illuminata di tradizioni in parte liberali e in parte socialiste. Durante il Risorgimento, la sua bisnonna materna, Liberata Ruscelloni, collaborò con i carbonari e fu tra coloro che cucirono il tricolore. Negli anni del regime fascista il padre Giovanni, Provveditore agli Studi di Bologna, si rifiutò di licenziare un insegnante socialista e fu prontamente trasferito all’Aquila.

Come si usava allora per le ragazze della sua classe sociale, Maria Adele compì gli studi magistrali, anche se avrebbe voluto laurearsi in giurisprudenza ed esercitare la professione di avvocato. Purtroppo, il titolo di studio acquisito non le consentì di frequentare tale facoltà e fu probabilmente questa la molla che la fece riflettere sulla condizione delle donne, escluse da ogni ruolo di rilievo nella famiglia, ma anche e soprattutto nella società civile. Nella prima metà degli anni Trenta si sposò con Alessandro Michelini, componente di una ricca famiglia di possidenti terrieri. Con lui ebbe due figli: Maria Vittoria e Claudio. Viveva nei pressi di Idice, in una splendida villa. Ma la vita della ricca signora, divisa tra la cura della  casa e quella dei figli, le belle vacanze e le amabili frequentazioni le andava assai stretta. Fu una tra le prime giovani donne bolognesi a guidare l’automobile (e pare che anche in età avanzata se ne vantasse, pur essendo assai spericolata…).

Negli anni Cinquanta iniziò dunque ad interessarsi di politica e si iscrisse al partito radicale. Fu eletta nel consiglio comunale di Sasso Marconi ed iniziò a portare avanti le battaglie per i diritti civili quali il divorzio e l’aborto. Maria Adele, però, si rese ben presto conto che anche all’interno dei partiti la diffidenza verso le donne era ancora tanta e la disuguaglianza regnava sovrana. Decise allora di costituire il “Comitato per l’affermazione dei diritti della donna”, del quale divenne il presidente. Il “suo” comitato fu affiliato al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, a sua volta affiliato al Conseil International des Femmes, di cui divenne consigliere.

Tra i suoi successi più importanti, vi fu l’organizzazione di convegni sulla istituzione di una rete di asili nido e scuole materne pubbliche (Bologna, 1963) e sul matrimonio e il divorzio (Bologna, 1964); la creazione nell’ambulatorio di eugenetica di Bologna di un servizio di informazione sull’igiene sessuale (1966). Tanto per chiarire, inoltre, tra le conseguenze di tali battaglie vi furono l’abrogazione e la riforma degli articoli del Codice Penale basati sull’inferiorità della donna come, ad  esempio, il cosiddetto “delitto d’onore”; l’incitamento a pratiche contro la procreazione; l’adulterio e il concubinato. Con le sue amiche e collaboratrici più strette, Clara Ghislanzoni, Renata Ballardini, Edda Stocchi, Alessandra Nanni Riguzzi, Antonietta Neppi ed altre partecipò a dibattiti anche a livello internazionale ed elaborò nuovi progetti di legge per la riforma del diritto di famiglia. Per promuovere le iniziative del suo Comitato caricava l’auto di volantini che andava poi a distribuire ovunque.

Un altro successo (in questo caso sancito addirittura dalla Corte Costituzionale) fu l’approvazione della legge Cocco che riconosceva la parità dei sessi per accedere alla carriera nella magistratura.

Questa donna coraggiosa e appassionata morì nel luglio 1978 a nemmeno sessantanove anni. Il suo Comitato, privo di una guida così trainante, si spense praticamente con lei. Ma il seme di una rinascita era stato gettato e la nuova generazione di donne che aveva vissuto l’esperienza del 1968, continuò nella lotta per ottenere nuovi risultati verso la vera uguaglianza.

Di lei, ahimè, non si conoscono fotografie se non quella, molto bella e significativa, che la ritrae insieme ad alcune delle sue collaboratrici e alla nipotina Teodora, figlia della figlia Maria Vittoria. Maria Adele è in basso a destra e regge il lembo estremo di un doppio striscione che recita: “Più donne al potere”. L’8 novembre 2008, nella ricorrenza del trentennale dalla morte, il Comune di Bologna le ha intitolato una rotonda al Quartiere Navile.

E’ sepolta nella Certosa di Bologna, nel Chiostro X, portico nord, insieme al marito e ai suoceri. Curiosamente, sopra la loro tomba vi è quella di Alfredo Testoni, un altro illustre bolognese che, tra i vari personaggi femminili creati come scrittore, autore di teatro e sceneggiatore cinematografico, ne aveva prediletto uno su tutti: quello della sgnera Cattareina, una donna del popolo dallo spirito arguto, la vera incarnazione della saggezza popolare.

Probabilmente, l’indomita Maria Adele ne avrebbe sorriso…

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