LA STATUA DI SAN PETRONIO IN PIAZZA DI PORTA RAVEGNANA

Non è passato moltissimo tempo da quando la statua di San Petronio in piazza di Porta Ravegnana ha subito un vandalismo e la circostanza ha fornito una reiterata occasione di discussione in merito alla sua collocazione.

Il 4 ottobre 2001 la statua, compiuta nel 1682 da Gabriele Brunelli, dopo essere stata conservata nella basilica di San Petronio per oltre un secolo, era stata ricollocata nel luogo ad essa destinato già dalla fine del secolo XVII°. Purtroppo, le modificazioni del traffico; il nuovo assetto della centralissima piazza; gli incidenti con gli autobus e il vandalismo fanno ora temere che vi sarà un nuovo e definitivo trasferimento.

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La prima idea di commissionare una statua di San Petronio in quel luogo venne ai membri della Compagnia dei Drappieri o Strazzaroli fin dal 1658. Adeguatamente sorretta da un alto piedistallo, doveva ergersi tra la Torre Asinelli e la cappella che custodiva la Croce degli Apostoli. Fu iniziata una raccolta di fondi che vennero elargiti dai proprietari delle case circostanti, da bottegai e da cittadini devoti e che successivamente vennero depositati al Monte di Pietà. Il progetto, tuttavia, subì una battuta d’arresto e venne ripreso solo una ventina d’anni dopo. Fu il senatore marchese Ferdinando Cospi che diede esecuzione a quella ormai lontana volontà da parte del cardinale Lazzaro Pallavicini –allora Legato pontificio- ed incaricò lo scultore Gabriele Brunelli di eseguire l’opera. Brunelli era allora uno dei più noti e richiesti artisti e aveva già realizzato una statua del patrono bolognese per il giardino del Baraccano. Il progetto prevedeva che la figura del santo reggesse Bologna con la mano destra e il pastorale con la mano sinistra, ma fu poi deciso che la mano destra fosse realizzata in segno benedicente. La costruzione del piedistallo fu invece affidata a Giovanbattista Albertoni. Il 24 dicembre 1682 (o 1683, a seconda delle fonti)  il tutto veniva montato, anche se l’inaugurazione ufficiale avvenne solo il 10 maggio 1684, in occasione della discesa della Beata Vergine di San Luca in città. Al gioioso avvenimento non parteciparono né il cardinale Pallavicini né Gabriele Brunelli: entrambi erano infatti, nel frattempo, venuti a mancare. Nel 1797, dopo l’arrivo dei Francesi, il senatore Piriteo Malvezzi comprò dal Demanio sia la chiesa di Santa Maria delle Grazie addossata alla torre Garisenda sia la statua. Il 21 maggio 1871 l’ingegnere Antonio Zannoni, su incarico del Municipio, provvide a far eseguire la rimozione della statua e a far demolire il piedistallo. Quale fu la ragione di questa operazione? Già dal 1827 il Comune di Bologna aveva chiesto di potere eliminare chiesa e statua per rendere più agevole il traffico che confluiva da tutte le strade maestre nella trafficatissima zona. I Ranuzzi, nel frattempo succeduti ai Malvezzi nella proprietà, non cedettero nonostante il parere favorevole della Curia e si dovette attendere l’esproprio del suolo pubblico (1869). Il “povero” San Petronio fu dunque collocato all’interno dell’omonima basilica nella cappella intestata a San Rocco, dove rimase appunto fino al 2001.

Tra i materiali delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo conservati nella Biblioteca di San Giorgio in Poggiale esiste un manoscritto intitolato “Spessa Fatta in Fare il Piede / di Stalle con la statoua / di S. Petronio / in Porta Ravigana” datato 1658 sulla copertina, che riporta fedelmente i costi. Ma c’è di più: all’interno è conservato un disegno acquerellato raffigurante statua e piedistallo. Tale disegno, in fase di studio, prevede alcune varianti rispetto a quanto successivamente realizzato: il santo ha il viso rivolto verso la sua sinistra,  regge probabilmente il volume aperto con la mano sinistra, mentre con la destra tiene il pastorale; il piviale che indossa non riporta drappeggi, ma cade aperto sull’abito. Il piedistallo è ornato da stemmi e poggia su tre gradini.

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Sul piedistallo che fu distrutto nel 1871 vi era un’iscrizione ed erano incisi gli stemmi di papa Innocenzo XI, del cardinale Pallavicini, del Comune di Bologna e dell’Arte dei Drappieri. Tutti questi simboli furono cancellati nel 1797 a seguito di un decreto napoleonico. 

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