LA MODA ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA

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Tra i fondi fotografici della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna si distingue per particolarità quello intitolato a Giuseppe Michelini, autore e spesso protagonista delle immagini.

Giuseppe Michelini (Bologna, 1873-1951) apparteneva alla borghesia di origine agraria: era infatti  un possidente terriero. Grazie alle sue ottime rendite economiche, poteva dedicare ampio spazio ai suoi interessi personali. Fu socio del Club Alpino Italiano-Sezione di Bologna (della quale ricoprì la carica di presidente dal 1916 al 1925), del Circolo Fotografico Bolognese, del Touring Club Italiano, della Lega Navale Italiana-Sezione di Bologna. Iniziò ad interessarsi di fotografia nel 1890 e, a questa passione, unì quella per il cicloturismo e l’alpinismo. Nel 1907 gli venne rilasciata la patente di guida, indispensabile per usare l’automobile, altro suo grande interesse (la prima fu una Bebè Peugeot). Numerose furono le sue escursioni in tutto l’Appennino tosco-emiliano e in Val d’Aosta. Viaggiò, comunque, in tutta l’Italia (soprattutto al Nord) arrivando fino in Svizzera. Di statura, per i tempi, più alta della media (1,69), con occhi scuri e corporatura robusta, Giuseppe -chiamato da famigliari e amici Geppe-, era un giovane ben dotato di cultura, di sensibile umorismo e di curiosità.

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Sposato dal  1904 con Ines Sarti, anche lei proveniente da una famiglia di possidenti, ebbe due figli: Alessandro Pompeo (chiamato affettuosamente Sandrino) e Maria Giulia. Moglie, figli, amici, persone di casa e perfino animali saranno i protagonisti di molti suoi scatti, seguendo la “moda” dell’album di famiglia. In realtà, nel caso di Michelini, si può parlare di un vero e proprio tentativo di comporre un racconto autobiografico per immagini.  I soggetti sono quasi sempre colti in momenti di vita domestica, ma non mancano scatti durante le vacanze al mare e in montagna e a volte in posa con appositi fondali.

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Quello che colpisce in questo racconto è proprio il dipanarsi del tempo, che si coglie attraverso gli evidenti mutamenti delle persone, ma anche soffermandosi sugli importanti cambiamenti del gusto che si evidenziano osservando gli abiti, gli accessori e l’arredamento degli ambienti. La moglie Ines è ritratta dapprima mentre indossa lunghi abiti da passeggio sia estivi sia invernali –ancora retaggio del secolo  XIX°- poi mentre sfoggia abiti da casa (come quando legge nel salottino) e da mezza sera fino alla sorprendente fotografia nella quale è colta nella stanza da bagno con addosso un accappatoio. In capo porta cappelli di tutte le fogge: strepitoso quello a mo’ di turbante con tanto di alta piuma bianca. In alcune pose sono poi ben riconoscibili accessori (scarpe, borsette, ecc.) oppure gioielli come collane, spille, orecchini e anelli di gran gusto. I bambini indossano invece vestine ricamate nei primi mesi di vita (siano essi maschi o femmine) e poi vengono rigorosamente abbigliati con abiti da marinaretto come Sandrino oppure con preziose trine e veli come nel caso di Giulia. Entrambi portano spesso collanine d’oro, allora inconfondibile simbolo della loro classe sociale. Geppe conservò sempre l’abitudine di indossare completi con panciotto, dove vi era sempre posto per l’orologio da taschino con catena e per una cravatta o un papillon, ma non disdegnò mai abiti comodi e studiati per le circostanze più diverse e per dedicarsi ai diporti preferiti: la bicicletta; l’alpinismo e l’automobile. Anche i cappelli avevano una loro importanza: in estate calzava una immancabile paglietta; in inverno compare con uno splendido feltro a tese sollevate che lo scatto di profilo mette in bella evidenza. In una ripresa appare poi nel pieno del suo ruolo e grazie ad un autoscatto possiamo coglierlo nelle vesti di fotografo in valle, con tanto di treppiede e macchina in piena campagna.

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In definitiva, la testimonianza che Michelini ci ha lasciato non è solo quella dei suoi viaggi e delle documentazioni dei luoghi visitati, ma anche quella del protagonista di una storia che, essendo personale, acquista i caratteri del romanzo nel quale si riflette un’intera epoca, di un tempo irripetibile che scomparve con la Prima Guerra Mondiale.

 

Bologna, 2 agosto 2016

 

Daniela Schiavina

 

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