LA MODA A BOLOGNA

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Firenze 1951: per convenzione è in quell’anno che nacque la moda italiana. Le sfilate che si svolsero in quei giorni, infatti, ebbero l’effetto di ottenere importanti riconoscimenti internazionali. In una nazione uscita da pochissimi anni da un devastante conflitto mondiale, con tutti gli apparati industriali praticamente distrutti e in fase di ricostruzione, questo evento diede un impulso sul quale ancora oggi si fondano molti marchi. E da quella data iniziò anche una già tentata e finalmente osata progressiva “liberazione” dagli influssi della moda francese, che fino ad allora aveva praticamente esercitato un monopolio.

 

Bologna, che per secoli era stata la “città della seta”, non aveva certo goduto della notorietà di Milano e Torino come capitali dell’eleganza italiana, tuttavia, specie negli anni Trenta del secolo scorso aveva assistito ad una stagione degna di stima, che aveva visto raggiungere la fama per più di una casa di moda petroniana.

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All’inizio del XX° secolo era iniziato il sogno di una moda nazionale e a Bologna non mancavano di certo già allora sia piccoli laboratori artigianali sia industrie del settore, tanto è vero che nel 1926, quando si svolse la prima edizione della Fiera al Littoriale (Stadio Comunale), furono parecchie le sfilate organizzate dalle sartorie cittadine. Negli anni Trenta, come già detto, si ebbe un grande impulso e fu creato l’Ente Moda: nel 1934, poi, si costituì il Comitato bolognese delle Dame Patronesse della Moda, ovviamente formato dalle signore più in vista di Bologna, la cui presidenza venne assunta dalla contessa Camilla Isolani. In quel momento i più conosciuti laboratori di confezioni erano Buscaroli, Lamma, Liverani, Moretti e Policardi; prima ancora si era distinta la sartoria Guizzardi successori Baroni, che pur destinata a scomparire, avrebbe lasciato a chi veniva un prezioso bagaglio di creatività. Policardi, ad esempio, godeva della stima di Mafalda di Savoia, una cliente abituale; mentre Anna Bolognesi  vestiva -tra le altre nobildonne- le principesse Enrica ed Isabella Parma e la loro dama d’onore marchesa Della Rosa. Le maggiori sartorie organizzavano di frequente sfilate o presso i loro atelier o presso hotel di lusso ed invitavano la loro selezionata clientela con finissimi biglietti personalizzati.

Poi, nel 1940, lo scoppio della seconda guerra mondiale e la conclusione di un’epoca. La moda però non era morta e, come abbiamo visto, solo sei anni dopo la conclusione del conflitto, si ripartì con spirito costruttivo e ancora e più forti di prima.

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Solo per citare alcuni tra i nomi più longevi: Gaetano Carloni per le confezioni maschili e Fermo Valli per i tessuti e gli abiti su misura ebbero grande seguito e i Valli ancora oggi, dal 1907, rimangono una meta obbligata ­per chi ama i capi sartoriali realizzati con cura. Che dire poi di Guido Bosi, che nel suo atelier di via Farini vestiva i maggiori artisti italiani? E di Oriana Neri che nel laboratorio di via Castiglione dal 1990 realizza magnifici abiti da sera e da cerimonia? Settore importantissimo, dunque, la moda! Speriamo che la fantasia, l’inventiva e il buon gusto continuino a percorrere strade luminose e che contribuiscano a diffondere il nome di Bologna ovunque.

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