La Madonna della “Cisa di Lavander”

Madonna Cisa di Lavander

Chi è salito almeno una volta ai piani alti di Palazzo d’Accursio e ha percorso lo scalone d’onore si è imbattuto in una statua in terracotta policroma raffigurante la Vergine col Bambino, opera dello scultore Camillo Mazza (Bologna, 1602 – Bologna, 1672).

La statua non ha particolari pregi e non riveste un ruolo importante nella storia dell’arte cittadina, tuttavia ha un passato assai curioso, che non tutti, soprattutto i più giovani tra noi, conoscono.

Questa Madonna fino al 1934 era collocata in una nicchia posta sulla facciata dell’edificio della Dogana presso il Porto Navile, popolarmente conosciuto come “Cisa di Lavander”.  E’ proprio in quell’anno, infatti, che furono definitivamente demolite tutte le costruzioni che si trovavano nella zona: la copertura del Porto Navile (risalente al 1581) era già stata prevista dal Piano Regolatore del 1889.

L’edificio era chiamato appunto “Cisa di Lavander” (chiesa dei lavandai)  perché, pur essendo stato variamente utilizzato (negli ultimi tempi anche come magazzino delle lavandaie del Canale di Reno), esternamente poteva essere scambiato per una chiesa. Prima di procedere all’abbattimento, fu deciso di conservare la statua che da secoli era lì, ma di cui nessuno conosceva la storia e la committenza. Nel momento in cui fu rimossa, nella nicchia venne ritrovata una cassetta di piombo contenente una pergamena. In tale documento era scritto che la statua era stata commissionata a titolo di voto per un fatto risalente al 21 febbraio 1667.

BETT. 050

Nei pressi del porto sorgeva il Teatro dell’Accademia e quella sera la giovane Anna Maria Biancossi, in compagnia del dott. Martelli (fratello del custode del Porto) vi si stava recando. Nell’attraversare la passerella che divideva le due sponde del canale, la giovane inciampò e cadde nell’acqua gelida. Fortunatamente venne salvata: a ricordo dell’accaduto e per ringraziare la Madonna per la salvezza venne dunque deciso di far realizzare la statua.

Ecco dunque la spiegazione di un piccolo ma interessante tassello di storia cittadina e di un mondo scomparso per sempre. Solo in anni recenti si è infatti cercato di recuperare almeno in parte il ricordo del Porto Navile con la realizzazione di un luogo di ritrovo tra la Cineteca e la Salara nel quale spesso sono ospitati eventi culturali.

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