Il teatro dialettale: spettacoli senza eccessive pretese

Teatro Contavalli, interno, 1909
Il teatro dialettale bolognese ha sempre cercato di rappresentare in forma più “leggera” i costumi e i fatti del tempo in cui i suoi testi sono stati scritti. I suoi personaggi non hanno personalità complicate o tormentate; sono uomini e donne normali, eroi modesti, contenti di essere tali.
Nel momento del suo massimo splendore, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, i locali dove venivano rappresentati testi in vernacolo erano frequentatissimi e creavano qualche mal di pancia ad impresari e gestori del teatro impegnato.
E, d’altra parte, anche oggi ognuno di noi cerca di assistere a spettacoli che ci distraggano dalle preoccupazioni quotidiane e dalle cattive notizie che, purtroppo, costellano i nostri tempi!
Era ed è un pensiero comune che a teatro ci si debba divertire…

I Bolognesi si sono sempre divertiti, e come! Ci racconta Alessandro Cervellati che perfino un’opera di Shakespeare come La bisbetica domata nel 1903 fu ridotta in dialetto da Goffredo Galliani. E sapete con quale titolo? Taraghegna… una sola parola, un termine talmente azzeccato che rende a pieno il senso del discutere in maniera accesa, del litigare furiosamente, del non essere mai soddisfatti, dell’essere stizzosi.
Alfredo Testoni, ritratto con autografo
Chi diede definitivo lustro al teatro dialettale bolognese fu l’indimenticato Alfredo Testoni, impareggiabile creatore di tipi, figure, macchiette, ambienti, tradizioni, costumi e vizi del popolo che ben conosceva. Nelle sue commedie, spesso e volentieri il dialetto veniva intercalato all’italiano, così come succedeva nel teatro piemontese, milanese, siciliano o napoletano: i dialoghi erano in tal modo meno monotoni e venivano caratterizzati da personaggi che dovevano distinguersi da quelli della classe popolare.
Chi parlava in italiano apparteneva di fatto ad un ceto sociale più alto, anche se indulgeva spesso a conversare anche in dialetto.
La “culla” di tutta la produzione di Testoni fu certamente il famosissimo Teatro Contavalli, dove si erano formati anche i migliori interpreti del teatro dialettale: da Augusto Galli a Carlo Musi (pare che la loro comicità fosse inesauribile) fino alla mitica Argia Magazzari, vera attrice di razza. Figlia d’arte, era – come scrisse il critico Antonio Cervi (padre del grande Gino) – “il principale vanto della Compagnia Bolognese…prediletta dal nostro pubblico…ha doti di vivacità e di brio da stare a pari con le migliori artiste del teatro veneziano e piemontese”.
Argia Magazzari
In un’intervista concessa a Il Resto del Carlino Testoni espresse il suoi giudizio su di lei: “Essa è stata la mia vera ispiratrice per i vari caratteri che ho tratteggiato come meglio ho potuto…”
Negli anni Quaranta, il Contavalli venne demolito e ricostruito come cinematografo. Il teatro dialettale subì alterne vicende: naturalmente non morì e, per fortuna, non è morto. Dopo i successi di Bruno Lanzarini, Walter Marcheselli e Arrigo Lucchini, sono ancora tante le Compagnie attive: semmai, sono troppo pochi coloro che riconoscono l’importanza di far conoscere e tramandare il nostro dialetto: forse, proprio partendo dalle istituzioni.

Auguriamoci dunque che il teatro dialettale possa conoscere nuova fortuna, magari adeguando ancor più protagonisti e ambientazioni ai nostri giorni. Come disse Sebastiano Sani in un suo discorso in occasione di una celebrazione testoniana: “…se Testoni rimane il classico del nostro teatro dialettale, il suo popolo si è trasformato con i tempi; occorre quindi un nuovo afflato, nuove vie al nostro teatro: o rinnovarsi o morire”.

Nel mese di febbraio il ciclo di visite guidate I Giovedì a Palazzo Pepoli è dedicato a “Davanti e dietro le quinte”:
5/2 Storia dei più importanti teatri di prosa e lirica bolognesi
12/2 Burattini e burattinai bolognesi e la Commedia dell’Arte
19/2 Cronache del teatro dialettale bolognese
26/2 Il cinema a Bologna dalle origini ad oggi

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