Il Quadrilatero di Bologna: l’anima della città

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Quando a Bologna si parla di “quadrilatero” si intende quella zona centralissima compresa tra via Rizzoli-via dell’Archiginnasio-via Farini-via Castiglione che forma, appunto, una figura geometrica di quattro lati. Ma quel sostantivo significa ben di più: in quella zona sono nate le principali attività economiche (banche comprese), l’università, gli ospedali, i musei, i teatri, le torri, le osterie e chi più ne ha, più ne metta.
Nel corso dei secoli, la Storia con la “esse” maiuscola è passata dalle strade e dai vicoli: si pensi solo all’evento creato per l’incoronazione di Carlo V o alla residenza che Napoleone Bonaparte prese in Palazzo Pepoli Campogrande. Ancora oggi, tutta la zona è un vero e proprio polo di attrazione per coloro che vivono in città, ma lo è anche e soprattutto per quelli che la visitano venendo da fuori.

Il primo aspetto che colpisce il visitatore è la vista delle botteghe sparse in larghissima parte tra via Orefici, via Drapperie, via Pescherie Vecchie e via Clavature. La toponomastica stessa indica che fin dai tempi più antichi le strade prendevano il nome dalle arti e dai mestieri che vi venivano esercitati. Purtroppo, molte vie sono scomparse fin dal primo Novecento a causa degli abbattimenti e delle demolizioni dovute all’attuazione del nefasto Piano Regolatore Generale del 1889 (ad esempio: Via Cimarie, Via Pelliccerie, Via Spaderie, Via Zibonerie ecc.).
Possiamo quindi solo immaginare come fosse l’intero comprensorio…Tuttavia, anche attualmente la zona brulica di persone in movimento, di merci esposte; le persone si incontrano, conversano: quel contesto misura, in qualche modo, la vita sociale ed economica della città. Grandissimi artisti, come Agostino Carracci e Giuseppe Maria Mitelli furono ispirati dalla varia umanità che si aggirava per il mercato per realizzare, ad esempio, le stampe delle “Arti per via” e Guido Reni aveva il suo studio in alcuni locali del Palazzo dei Banchi.

Chi frequentava il mercato non poteva non fare sosta nelle osterie: qui poteva mangiare, bere, dormire e divertirsi. Di tutte quelle che esistevano, sopravvive la più antica: l’Osteria del Sole, in vicolo Ranocchi.
Dove si esercita il commercio non potevano mancare le banche. I banchieri e i cambiavalute erano le figure fondamentali per il sostegno delle attività economiche.
Nel 1548 venne dunque progettato il Palazzo dei Banchi, che fu poi realizzato fra il 1565 e il 1580. Lo splendido edificio sembra quasi una quinta teatrale sullo sfondo di Piazza Maggiore e pare che segni il confine tra la piazza stessa e le vie retrostanti. Dove ora c’è il caffè Zanarini, sotto i portici del Pavaglione, ebbe la prima sede il Monte di Pietà.

Che dire dell’Archiginnasio, che ospitò lo Studio poi divenuto Università fino al 1803? L’edificio fu costruito tra il 1563 e il 1564 su progetto di Antonio Morandi, detto il Terribilia, proprio per unificare il sistema dell’istruzione universitaria.
E gli ospedali? Bologna è famosa nel mondo per la Scuola di Medicina e la sua storia ospedaliera ha compiuto da tempo i settecento anni: nel 1287, per iniziativa della Compagnia dei Battuti, sorse infatti l’Ospedale di Santa Maria della Vita. Seguirono quello della Morte e molti altri.
Nel 1801, in seguito ad un decreto napoleonico, l’ospedale della Vita e quello della Morte furono unificati e la nuova sede fu portata in via Riva di Reno. Il nome cambiò in “Grande Ospedale”, dal quale derivò poi quello che oggi è conosciuto come l’Ospedale Maggiore, un’eccellenza cittadina.
Tra via dell’Archiginnasio e via Castiglione vi sono poi il Museo Civico Archeologico, il Museo della Sanità e dell’Assistenza, Palazzo Pepoli Vecchio e Palazzo Pepoli Campogrande, vere e proprie raccolte di documentazione storica e di capolavori d’arte.

Da ultimo, ma certamente non ultimo, le torri: il simbolo di Bologna. Ahimè, ne sopravvivono solo alcune, ma la Garisenda e l’Asinelli sono la prima immagine che ognuno ha della nostra città. Avremmo potuto vederne altre tre vicinissime a loro se, in nome della modernità, nel 1919 non ne fosse stata ordinata la demolizione.

Speriamo che una sempre migliore consapevolezza dei luoghi del nostro vivere quotidiano ci aiuti a non perderne memoria nonostante il mutare dei tempi…

 

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