Il delitto Murri

Il delitto Murri, collezioni Genus Bononiae

Il delitto Murri, collezioni Genus Bononiae

Da qualche tempo, la letteratura noir ha avuto un incremento di interesse da parte dei lettori, tanto che si moltiplicano gli scrittori di gialli. Come se non bastasse la realtà, si potrebbe pensare! Ma, ahimè, i delitti non sono cosa solo dei nostri tempi: semplicemente oggi ne sappiamo di più perché i media ci “bombardano” di notizie in tempo reale…

Il 2 settembre 1902, Bologna divenne la protagonista di uno dei casi giudiziari più famosi del Novecento. In un’elegante palazzina di via Mazzini – di fronte a piazza Aldrovandi – fu scoperto il cadavere di Francesco Bonmartini, genero del prof. Augusto Murri, illustre clinico, medico di Casa Reale.

A fine agosto Bonmartini aveva lasciato Venezia, dove era in vacanza con la moglie Linda (figlia del professore) per tornare a Bologna. Dopo qualche giorno, i vicini chiamarono il prof. Murri per avvertirlo del cattivo odore che si sprigionava dall’appartamento. Così, si rinvenne il corpo. La polizia iniziò le indagini. Il conte era stato ucciso con un’arma da taglio: il movente era da far risalire ad una rapina, visto lo stato in cui si trovava la casa.

Qualche giorno dopo, tuttavia, lo stesso prof. Murri accusò il figlio Tullio dell’omicidio. In città successe un pandemonio: Tullio Murri era conosciuto come direttore del periodico socialista “La Squilla” ed era consigliere provinciale del PSI. I giornali cattolici presero la palla al balzo ed iniziarono una campagna contro il razionalismo laico e il socialismo. Il processo cominciò e, dopo qualche tempo, fu trasferito da Bologna a Torino. Tullio fu riconosciuto colpevole, seppure con la complicità della sorella Linda e di altri personaggi “minori”. Il re concesse la grazia a Linda, che riottenne la libertà dopo breve tempo. Tullio uscì dal carcere nel 1919.

Ma i delitti eclatanti a Bologna non finirono con questo…