Il cratere di Euphronios: una storia molto avventurosa

Cratere-Eufphronios

Cratere di Eufphronios

Il Cratere di Eufronio, uno dei maggiori capolavori della produzione ceramica di Atene del VI secolo a.C., lascia la mostra in corso a Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna e riparte per un nuovo viaggio. Il 16 dicembre prossimo verrà portato nel Lazio per essere esposto in una mostra organizzata dal Comune di Cerveteri, luogo in cui il cratere fu rinvenuto.

Il cratere è uno dei maggiori capolavori della produzione ceramica di Atene degli ultimi decenni del VI secolo a.C. E’ del vasaio Euxitheos e del celeberrimo pittore Euphronios, come ci informa l’iscrizione dipinta sul vaso stesso, una vera e propria firma dei due artisti consapevoli del loro talento.
Il vaso, destinato a contenere il vino temperato nei simposi, fu parte di un carico commerciale diretto verso una delle più potenti città etrusche del periodo, Cerveteri. Qui entrò in possesso di una facoltosa famiglia etrusca che destinò il vaso al suo sepolcro nel cimitero monumentale di Greppe Sant’Angelo, fuori dalla città antica.

Ma i viaggi di questo magnifico vaso non finirono con la sigillatura della porta di questa tomba di Cerveteri. Infatti una delle più gravi piaghe che incombono sul nostro patrimonio antico, cioè il commercio clandestino di reperti archeologici, non ha risparmiato questo capolavoro!
Nel 1972 il cratere, dopo aver affrontato il Mediterraneo antico da est verso ovest nell’ambito degli scambi commerciali, leciti e consentiti, tra Greci ed Etruschi, ha attraversato l’oceano Atlantico alla volta di New York, terminando il suo viaggio al Metropolitan Museum.
Tra l’altro per poterne consentire e facilitare la vendita al mercato straniero, superando i controlli doganali, il vaso, probabilmente ben conservato, fu ridotto in pezzi. E i segni del restauro, pochi per fortuna, che oggi si vedono sul vaso si riferiscono al restauro fatto dal mercante che lo ha trafugato per poterlo vendere. Dopo una lunga trattativa tra Italia e Stati Uniti d’America nel 2008 il cratere è stato finalmente restituito all’Italia, dopo che ne fu accertato l’illecito acquisto.

Euphronios rappresentò nel lato principale del vaso la morte di Saperdonte, di sangue divino in quanto figlio di Zeus e sovrano dei Lici alleati dei Troiani. L’eroe, vinto e spogliato delle armi dagli Achei come narrato da Omero nel XVI libro dell’Iliade, fu raccolto nel campo di battaglia dai gemelli Hypnos (Sonno) e Thanatos (Morte) per volere di Zeus e sotto la supervisione di Hermes, il dio destinato ad accompagnare le anime dei defunti nell’Aldilà.

A loro spetterà il compito di condurlo in patria per procedere con il rito della sepoltura, ma solo dopo essere stato lavato da Apollo nelle acque di un fiume, unto di ambrosia e rivestito di vesti divine. Anche il vinto può quindi ricevere dopo la morte per volere divino un destino degno del suo rango e nell’immagine si coglie il sentimento di pietas che il pittore ha voluto sottolineare attraverso la sapiente costruzione della scena.
Tale doveva essere il salvifico messaggio che apprezzavano anche gli Etruschi, per il cui mercato questa raffinata opera fu forse concepita. La metafora del mito era capace di trasmettere contenuti molto attuali per gli Etruschi, interessati in questa fase a rendere anche visivamente il difficile percorso verso la morte, spesso accompagnato da esseri divini o da demoni dotati di ali, capaci di attraversare i diversi livelli cosmici, tra volta celeste e inferi.

Tutti i personaggi che partecipano alla scena sono chiaramente riconoscibili perché ognuno di essi è indicato dall’iscrizione del nome che funge da vera e propria didascalia.

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