Giovanni Pascoli e il rapporto con Bologna

Colore del tempo 1876
Il 27 novembre 1906 la cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna, che era stata di Giosuè Carducci, venne attribuita a Giovanni Pascoli, che mantenne tale insegnamento fino alla morte, nel 1912.

Tra Pascoli e Bologna esisteva uno strano rapporto:
dal 1873 il poeta aveva studiato nello stesso ateneo dove ora si trovava ad insegnare. Nello stesso tempo, viste le sue frequentazioni socialiste (aveva conosciuto Andrea Costa), era stato anche arrestato e aveva passato tre mesi nel carcere di San Giovanni in Monte.

In città aveva iniziato la sua attività giornalistica, la cui prima traccia si trova sulle pagine della rivista Colore del tempo del 6 maggio 1876 (che è possibile consultare solo presso Biblioteca d’Arte e di Storia San Giorgio in Poggiale di Genus Bononiae) dove, con lo pseudonimo di Gianni Schicchi scrisse un “programma utopico” con il sottotitolo di Fantasmagoria rivolto ai lettori.

Successivamente abbandonò la città felsinea anche per squallide vicende familiari e, solo dopo molte insistenze dell’allora rettore Vittorio Puntoni, accettò questo prestigioso incarico che, però, implicava anche notevoli responsabilità, vista la personalità dell’illustre predecessore.

Tra il 1908 e il 1909 dedicò a Bologna l’opera Le canzoni di Re Enzio, ispirata in parte, dalla figura di Alfonso Rubbiani.

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