Giorgio Morandi, un grande protagonista della pittura di ogni tempo

giorgio morandi
Il 18 giugno 1964, esattamente cinquant’anni fa, moriva Giorgio Morandi, bolognese, universalmente noto per essere stato e per continuare ad essere uno dei protagonisti della pittura e uno dei maggiori incisori del suo tempo a livello internazionale.

Nato nel 1890, ha attraversato la prima metà del Novecento mantenendo quasi inaccessibile la sua personalità d’artista e di uomo. A Bologna Morandi ha sempre vissuto, lavorato e insegnato. A Bologna è morto. Il rapporto tra il Maestro e la sua città non è mai stato facile.
Fino alla seconda guerra mondiale, l’ambiente artistico cittadino manteneva forti legami con la tradizione del naturalismo e con il linguaggio postimpressionista: Morandi era considerato un “diverso”, uno che seguiva il suo cammino senza curarsi del gusto imperante.

Con gli allievi aveva un buon rapporto; con i colleghi c’era un reciproco rispetto; gli amici erano pochi e selezionati. Nella sua camera-studio di via Fondazza entravano davvero in pochi, anche perché per accedervi occorreva passare dalla camera da letto di una delle sorelle.
Questo suo atteggiamento assai riservato veniva considerato come una sorta di modello di vita monastica quando, in realtà, l’artista aveva eretto intorno a sé una specie di sistema difensivo per preservare, come già ricordato, il suo privato e la sua personalità.
Morandi, come ebbe a scrivere Andrea Emiliani: difendeva aspramente la sua cultura, il livello altissimo dei suoi pensieri e delle sue intuizioni che, già nei primi anni, appariva straordinariamente, miracolosamente europeo.

Appassionatamente legato alle sue opere, Morandi avrebbe voluto seguire ogni quadro fino alla sua ultima destinazione per verificarne la collocazione e per ricordarla. Si può dire che abbia, in qualche modo, cercato di creare un suo modello di collezionista perché i suoi dipinti venissero accolti e amati come avrebbe fatto lui stesso. Tanto è vero che tra coloro che collezionarono sue creazioni, molti avevano o avevano avuto un rapporto diretto con lui e furono soprattutto privati.

Verso la fine della sua vita, finalmente, il suo genio venne universalmente riconosciuto, ma per lui fu quasi una dolorosa rivincita. In molti ricordano ancora le sue passeggiate sotto i portici, la sua altissima figura un po’ curva aggirarsi lungo itinerari abituali dall’Accademia fino a casa. Bellissimi sono i ritratti che alcuni tra i fotografi più noti del Novecento hanno scattato nella sua casa di Bologna, in quella di Grizzana, alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.
È sepolto alla Certosa di Bologna nella tomba di famiglia dove riposa insieme alle tre sorelle. Sulla tomba è ubicato un ritratto dell’artista eseguito e donato dal suo amico Giacomo Manzù.

La strada bianca di Giorgio Morandi

La strada bianca di Giorgio Morandi

Nel 1992 in Palazzo d’Accursio a Bologna è sorto il Museo monografico dedicato a Giorgio Morandi. Tale realizzazione è stata possibile grazie alla donazione di Maria Teresa Morandi (sorella del pittore), delle opere e dell’atelier dell’artista, di proprietà della famiglia.
Il Museo è ora temporaneamente visitabile presso il MAMbo, in via Don Minzoni, 14 per consentire i lavori di riparazione dei danni causati da infiltrazioni d’acqua acuitesi in seguito agli eventi sismici che hanno colpito la regione Emilia-Romagna nel maggio 2012.