FRANCESCO FRANCIA E GLI ORAFI BOLOGNESI

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Nel gennaio 2017 ricorre il cinquecentesimo anniversario della morte di Francesco Raibolini , più conosciuto come Francesco Francia, uno dei più grandi pittori della Bologna del secolo XV. Lavorò con Lorenzo Costa e, insieme a quest’ultimo e ad Amico Aspertini, realizzò gli affreschi dell’Oratorio di Santa Cecilia in San Giacomo Maggiore a Bologna; alcune sue opere si trovano, ad esempio, nei musei di Budapest e di New York.

In pochi sanno, però, che Francesco Raibolini era stato un celebrato orafo. In quell’epoca, infatti, non era raro che abilissimi artigiani diventassero poi artisti di eccelsa fama: anche Raffaello, per un certo periodo, fu apostrofato come il “vasaio di Urbino” perché aveva iniziato a lavorare come ceramista.

Nell’alto Medioevo non esistevano infatti distinzioni di categoria: gli orafi potevano essere equiparati ai fabbri e, come loro, avere bottega sotto i portici o in angusti locali nei sottotetti. Fu con la nascita delle Compagnie delle Arti o corporazioni di mestiere che si ebbe una loro più precisa collocazione. Bologna fu una delle prime città italiane a dotarsi di una vera e propria disciplina per l’Arte degli Orefici: costoro si diedero regole che riguardavano le tecniche di lavorazione da adottare e approvarono le modalità delle leghe dell’oro e dell’argento. Si resero inoltre indipendenti anche per mezzo degli Statuti et Ordinamenta Societatis Aurificum . La Compagnia degli Orafi e Argentieri ebbe poi una sua prestigiosa sede in quello che oggi è noto come il “Quadrilatero” e una strada in particolare, quella appunto che ancora porta il nome di via degli Orefici, raccolse le loro botteghe. Alla fine dell’Ottocento tali botteghe erano davvero l’una accanto all’altra ed inalberavano curiose e varie insegne di riconoscimento, antesignane di quelle attuali ad illuminazione elettrica o digitale. Nelle Collezioni d’Arte della Fondazione Carisbo se ne trovano alcune, intelligentemente acquistate e salvate dalla distruzione negli anni Quaranta del secolo scorso.

Secondo la tradizione, la bottega di Francesco Francia si trovava in quella parte di strada che fu rasa al suolo a partire dal 1911 n omaggio al Piano Regolatore Comunale del 1889: solo vecchie fotografie ci possono restituire la vivacità e l’unicità della zona. I nefasti abbattimenti di un tessuto cittadino unico provocarono non solo la scomparsa di interi quartieri, ma anche di molte attività. Una bellissima ripresa di Arnaldo Romagnoli testimonia proprio il momento in cui tutte queste piccole e antiche botteghe dovettero forzosamente trasferirsi.

Oggi nella via sopravvivono ancora alcuni storici negozi. Uno di essi è quello della famiglia Veronesi, in Palazzo Ronzani, che proprio nel 2016 celebra il centoventesimo anniversario di fondazione. Insegna della loro bottega era la Croce di Malta, oggi tra quelle annoverate nel patrimonio di cui sopra.

L’auspicio è quello che, anche per il futuro, pur seguendo l’andamento della moda e del gusto, quelle attività proseguano nel segno dei valori costanti della gloriosa tradizione bolognese.

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