FRA’ DOLCINO, MARGHERITA “LA BELLA” E LA “MALVAGIA ERESIA”

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Nessuno se lo ricorda più ma, fino al tardo Ottocento, via Azzo Gardino era conosciuta come via degli Apostoli. Le ipotesi sul motivo di questa denominazione sono tante: la più storicamente corretta è senza dubbio quella che ci propone Mario Fanti, noto studioso cittadino.

Via o Borgo degli Apostoli doveva il suo nome alla presenza a Bologna fin dalla seconda metà del XIII° secolo del movimento ereticale degli Apostolici. Sorto a Parma nel 1260 grazie a Gherardo Segarelli, il movimento incontrò un certo seguito e, in un primo momento, non fu nemmeno troppo osteggiato dalle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1294, però, il fondatore fu arrestato e nel 1300 condannato a morte. Suo successore fu fra’ Dolcino da Novara.

A Bologna gli Apostolici si radunavano nel borgo delle Lame (nella zona di cui sopra, ora frequentato centro universitario) e, a riprova che non incontrarono difficoltà, negli Statuti del Comune di Bologna del 1288 si legge, tra l’altro, che per loro si prevedeva l’esenzione dalla contribuzione per la spesa della selciatura delle strade.

D’altra parte, non vi potevano essere accuse specifiche nei loro confronti: non proponevano una particolare lettura dei testi sacri né una loro diversa interpretazione, anzi: l’unica autorità riconosciuta era proprio quella del Vangelo. Tuttavia, ben presto, il loro stile di vita -che si rifaceva a quello della “chiesa primitiva”, alla santa vita degli Apostoli- e l’estrema vicinanza alle prime regole francescane che prediligevano l’assoluta povertà e la negazione dell’esistenza di qualsiasi autorità o gerarchia ecclesiastica, iniziarono a dare molto fastidio in alto loco. Anche perché questo messaggio morale stava iniziando a riscuotere numerose adesioni specialmente nelle classi più basse e nelle campagne del contado e poteva risultare assai destabilizzante per l’organizzazione sociale dell’epoca.

Fu così che iniziarono a circolare sempre più pesanti dicerie sul comportamento sessuale degli Apostolici che -appartenendo soprattutto al ceto contadino e al popolino- avevano ovviamente costumi più disinibiti rispetto all’aristocrazia e alla borghesia. Fu proprio questa naturale libertà di costumi l’appiglio per scatenare l’Inquisizione. Come abbiamo visto, Gherardo Segarelli fu arrestato, condannato da Salimbene -vescovo di Parma- e messo al rogo.

Frà Dolcino, figlio illegittimo di un prete spretato, era nato nei pressi di Novara. Si sa che aveva una discreta istruzione: conosceva infatti il latino. Entrato nel movimento intorno al 1290, nel luglio 1300 (peraltro Anno Santo) assistette al rogo di Segarelli. Subito dopo, con una lettera-manifesto si autonominò nuovo capo degli Apostolici e azzardò una terribile profezia contro papa Bonifacio VIII. Tale lettera giunse a Bologna, dove venne segnalata anche la sua presenza.

Si spostò poi al nord. Nel 1303 era in Trentino dove aveva trovato una compagna, Margherita detta “la Bella”. Intanto, parte della sua profezia si era avverata: Bonifacio VIII era morto un mese dopo essere stato fatto arrestare dal re di Francia. Per lui e per altri “ribelli” contro il papato sembrava davvero arrivato il momento della riscossa.
Trasferitosi in Piemonte aveva radunato i suoi seguaci e si preparava a combattere contro il vescovo di Vercelli. Ma la lotta non poteva che risultare impari: dopo il terribile inverno 1306-1307 in cui lui e i suoi uomini erano stati costretti a ritirarsi in montagna e a nutrirsi di radici, erbe e poco più, la sconfitta era giunta e lui e la sua compagna furono catturati. Il papa li condannò a morte. Le sentenze furono eseguite nel giugno 1307. Margherita morì per prima: legata ad una colonna fu bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Quest’ultimo venne fatto sfilare per le vie di Biella legato in piedi sopra un carro: in carcere non aveva abiurato il suo credo. Durante il tragitto fu pesantemente torturato: con tenaglie roventi gli straziarono le carni fino a scoprirgli le ossa, il naso e altre parti del corpo gli furono strappate, ma non emise un lamento. Davanti ai presenti sbigottiti e impressionati raggiunse il luogo del rogo: fortunatamente era ormai in fin di vita.

In quei sette anni con lui come capo, nonostante la dura repressione, il movimento degli Apostolici ebbe ovunque un forte impulso, tanto che egli stesso affermò che i discepoli stavano diventando “numerosi come i granelli di sabbia”. Anche a Bologna vi sono, infatti, parecchie testimonianze e alcune sentenze del tribunale penale che confermano diverse condanne per eresia di suoi adepti. Tanto per citarne una, pare proprio che nel novembre 1307, pochi mesi dopo la sua morte, davanti al popolo bolognese chiamato a radunarsi sulla piazza Maggiore dal suono della campana dell’Arengo, tale madonna Bartolomea sia stata condannata essa stessa al rogo quale appartenente al movimento.

Vien da pensare che quanto affermava Frà Dolcino, ovvero che il papa si era allontanato dall’insegnamento d’amore di Cristo, non fosse poi un’ affermazione così lontana dalla realtà…

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