FILIPPO DE PISIS E IL SUO RACCONTO “BOLOGNESE”

copertina racconto De Pisis

 
Negli anni della Prima Guerra Mondiale Filippo De Pisis fu più volte a Bologna, dove –tra l’altro- collaborava alla rivista “Brigata” di Bino Binazzi e Francesco Meriano.
La pittura era infatti solo uno dei suoi molteplici interessi e, nonostante gli esordi precoci e la fortuna che ebbe poi, fino alla fine dei suoi giorni dichiarò: “[…] si ostinano a considerarmi un pittore, ma in realtà sono meglio come poeta”. Di fatto, i suoi quadri continuano ancora oggi ad avere un enorme seguito, i suoi scritti molto meno. In ogni caso, tra il 1916 e il 1920 l’attività letteraria fu veramente intensa.
Durante un suo temporaneo ritorno a Ferrara nel 1916 conobbe i fratelli De Chirico. Entrambi erano stati arruolati nel 27° Reggimento di Fanteria: il caporale Giorgio si trovava in forza presso il Deposito di Poggio Renatico, mentre il fratello Andrea (poi conosciuto con lo pseudonimo di Alberto Savinio) abitava in città insieme alla madre. L’occasione dell’incontro fu offerta dal fatto che De Pisis, di un decennio più giovane, faceva parte dell’Unione Cattolica Giovanile, una tra le organizzazioni attraverso le quali la famiglia De Chirico era riuscita a trovare casa a Ferrara. Le stesse organizzazioni avevano ideato l’Ospedale Militare di Riserva per malati nervosi ospitato a Villa del Seminario. Tale ospedale avrebbe di lì a poco funzionato da punto d’incontro con un altro artista: Carlo Carrà. Quest’ultimo, legato al Futurismo almeno fino al 1915, era stato ovviamente un acceso interventista, ma l’esperienza bellica si rivelò talmente dolorosa che i suoi nervi cedettero e venne, appunto, ricoverato nel nosocomio di cui sopra.
La collaborazione tra queste eccezionali personalità divenne così stretta che furono gettate in quel momento le basi della pittura e della letteratura metafisica. Anni dopo, De Pisis scrisse di De Chirico: “Io somministravo idee materiali all’amico, lui mi offriva immagini e sensazioni: lui cercava una pittura mai vista, io gettavo le basi di una nuova prosa”.
Così si spiega dunque perché il racconto di De Pisis “Mercoledì 14 novembre 1917”, stampato a Bologna dalla Tipografia Paolo Neri nel 1918 e oggi divenuto rarissimo, fu dedicato “Al pittore Giorgio De Chirico e ad Alberto Savinio”.
La trama del racconto narra di un viaggio nell’invisibile compiuto dagli amici metafisici colti da un sacro furore poetico. In quello che si può paragonare ad un caos dell’inconscio accade persino che uno dei viaggiatori si tramuti in Ludovico Ariosto che fuma il sigaro e su una lavagna si vedano riprodotte le linee in gesso del dipinto di Carrà “Solitudine”. Un De Chirico baffuto si trasformerà invece in un’altra opera sempre di Carrà. In realtà, questa parte del racconto equivale alla descrizione di un’opera di De Chirico “Il ritornante” (1917-18), la cui autenticità è stata a lungo oggetto di disputa tra la critica e la Fondazione intitolata all’artista.
Nel 1919 De Pisis fu di nuovo a Bologna, dove frequentò il gruppo della rivista “La Ronda” e incontrò Giorgio Morandi. L’anno successivo, invece, decise di lasciare Ferrara e di trasferirsi a Roma, dove ritrovò De Chirico. Nella capitale la Casa d’Arte Bragaglia organizzò la sua prima mostra personale comprensiva di ogni tipo di materiali.
Il resto è storia…

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