Farinelli, l’intrigante

Villa Farinelli a Bologna, dalle collezioni di Genus Bononiae

Villa Farinelli a Bologna, dalle collezioni di Genus Bononiae

In occasione di Artelibro 2013 (19-22-settembre 2013) che quest’anno festeggia la sua X edizione con il tema Musica per gli occhi, parliamo del più noto cantante lirico castrato della storia, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte: Carlo Broschi detto Farinelli (Andria 24 gennaio 1705- Bologna 16 settembre 1782).

Della sua storia come artista sappiamo praticamente tutto; quello che non tutti sanno è che, vissuto alla corte spagnola per lunghi anni, fu anche un notevole tessitore di intrighi internazionali.
Nel 1737 fu chiamato a Madrid per diventare cantante di camera di Filippo V e ed Elisabetta Farnese: gli furono offerti un altissimo stipendio e una serie di privilegi per quei tempi veramente enormi. Il favore di cui godette presso i sovrani aumentò ancor di più con i loro successori Ferdinando VI e Barbara di Braganza.

Benchè sia giudizio diffuso che egli non abusasse di questa straordinaria posizione per immischiarsi negli affari politici, pare che sia vero il contrario. Farinelli sollecitò infatti incessantemente Filippo V, Ferdinando VI e le rispettive consorti presso la corte napoletana perché fossero concessi titoli e uffici ai suoi famigliari e pretese di prendere parte attiva con suggerimenti e iniziative più varie alla politica di riforme del ministro Zenon de Somodevilla, marchese de la Ensenada.

Nel 1752 tentò inutilmente, attraverso Elisabetta Farnese, di indurre Carlo di Borbone ad accettare il trattato di Aranijuez tra la Spagna, l’Impero e il re di Sardegna. Due anni dopo, cercò di influenzare Ferdinando VI per sostenere la politica di accordi con la Francia proposta dal ministro di cui sopra, contro quella favorevole all’Inghilterra di altri nobili spagnoli.

Durante la lunga infermità di Ferdinando VI diede adito al sospetto di macchinare addirittura contro i diritti di successione sul trono spagnolo di Carlo di Borbone. Costui, divenuto finalmente re nel 1759 lo lasciò eufemisticamente libero di andare dove meglio gli piacesse, conservando stipendi, privilegi e tutti i doni ricevuti, a patto che non gli si presentasse mai più davanti.

Tornato in Italia, dapprima a Parma e poi a Napoli, incontrò grande entusiasmo dal pubblico, ma una fredda accoglienza dalle corti e a cinquantasei anni decise di lasciare la carriera, trasferendosi definitivamente nella sua villa di Bologna dove morì il 16 settembre del 1782.

Insomma, un Machiavelli poco riuscito…