Il fantasma di Villa Malvasia

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Villa Clara

All’estrema periferia di Bologna, nei pressi di Trebbo di Reno (frazione di Castel Maggiore) sorge, ahimè ormai in completa rovina, il Casino Malvasia. Qui il canonico Carlo Cesare Malvasia –celebre storiografo d’arte e scrittore vissuto tra il 1611 e il 1693, autore della fondamentale Felsina Pittrice– soleva passare il suo tempo, specialmente nella stagione estiva. L’edificio era infatti una solida villa di campagna, di quelle che venivano appunto definite “casini di delizie” e spesso vi si tenevano conviti tra i più noti intellettuali bolognesi, non ultimi gli Accademici Gelati.

La villa, circondata da imponenti mura merlate e decorata tra l’altro da pitture del Dentone e di Angelo Michele Colonna, rimase della famiglia Malvasia fino alla seconda metà dell’Ottocento. Subì poi diversi passaggi di proprietà e al termine della seconda guerra mondiale fu anche alloggio per sfollati. Ora sui piloni di accesso è scritto Villa Clara.
Ma chi era questa Clara? Su di lei sono nate diverse leggende. La più accreditata è quella che andiamo a riproporvi di seguito.

Si narra che la giovanissima fanciulla, quasi una bambina, fosse la figliastra del padrone di casa, tale nobiluomo Alessandri. Costui, sorpresa Clara ad amoreggiare con un suo sottoposto, si considerò disonorato e la costrinse in casa per sempre, murata viva. La poverina non trovò mai pace per questa ingiusta e tragica condanna e, alla sua morte, si sarebbe trasformata in un fantasma che ancora oggi si aggirerebbe nella villa piangendo e lamentandosi.

Ovviamente, questo racconto tramandato dalla tradizione orale e privo di qualsiasi riferimento storico o probatorio dei fatti che sarebbero accaduti, ha alimentato altre narrazioni ispirate a storie del terrore: alcune ambientate anche al secolo appena trascorso. All’interno della villa si sono succeduti sensitivi che hanno percepito oscure presenze; altri che si sono avventurati all’interno giurando di aver incontrato il fantasma o hanno addirittura sentito la sua voce.
Il tutto è “condito” dalle condizioni di fatiscenza dell’antico edificio il cui giardino incolto e i catenacci divelti del cancello arrugginito non fanno altro che ricadere nello stereotipo dell’horror. Vero è che durante alcuni lavori di consolidamento in anni recenti, gli operai che lavoravano percepirono strani ed inspiegabili campi magnetici che pregiudicavano il funzionamento di apparecchi elettrici.

In realtà, Clara è il nome di una delle ultime proprietarie della villa e nulla della sua vita riconduce alla leggenda. Tuttavia, piace pensare che anche a Bologna esista una storia che ci riporta ad altre leggende fiorite in case e castelli sparsi per l’Italia e che vede quasi sempre per protagoniste donne perseguitate che – almeno dall’aldilà – si fanno ricordare per le sofferenze subite: quasi fosse una rivalsa sulla sorte che le ha condannate ad una morte precoce, più che fisica, intellettuale e morale.

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