Bologna e i portici

Palazzo Pepoli

Forma Urbis. Sala 8 presso il Museo della Storia di Bologna

Pensare a una Bologna senza portici è impossibile, sono elementi imprescindibili del nostro paesaggio urbano. Ma sapete come sono nati?

Al Museo della Storia di Bologna a Palazzo Pepoli potete scoprirlo. Le sale 7 e 8 raccontano perché Bologna è stata definita la “città del chiaroscuro” dai fratelli Goncourt.
Così mentre camminate su un tratto di decumano romano rinvenuto sotto Via Rizzoli e sotto la riproduzione di un antico portico ligneo potete ripercorrere lo sviluppo della città e della sua architettura.

I portici vengono creati nel Medioevo per sorreggere gli “sporti”, balconi in legno costruiti per ampliare i piani alti. Da lì saranno sfruttati come ampliamento delle attività di artigiani e commercianti, che si svolgevano al piano terra delle abitazioni.
Infatti, se la torre era simbolo della Bologna aristocratica, la città orizzontale era luogo di lavoro, passaggio, scambio. Spazio pubblico e spazio privato si incontrano.

La loro costruzione era regolamentata da un editto del XIII secolo: dovevano misurare almeno 7 piedi e 2,70 m di altezza, così da poter passare anche a cavallo ed essere costruiti in muratura.
Tuttavia, come possiamo vedere passeggiando per la città, non tutti modificarono la struttura lignea originale.

L’eredità di questo periodo d’oro, in cui Bologna eguagliava Parigi per sviluppo urbano, sono quasi 40 chilometri di portici candidati a Patrimonio dell’umanità Unesco.

Sara Agostinelli
Tirocinante da giungo a settembre 2017

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