Alfieri Maserati: tecnico, pilota, costruttore geniale

Alfieri Maserati

Alfieri Maserati


Alfieri Maserati
, leggendario fondatore del marchio automobilistico italiano conosciuto in tutto il mondo che nel 2014 compie il primo centenario, nacque a Voghera il 23 settembre 1887.
La sua era una famiglia numerosa e composta quasi esclusivamente di uomini: erano, infatti, sette fratelli. Il più vecchio era Carlo e fu proprio lui il primo ad occuparsi nel settore automobilistico come meccanico e pilota.

Nel 1903, dopo varie esperienze, fu assunto dalla Isotta Fraschini di Milano come tecnico collaudatore e pilota. Alfieri lo seguì e dopo soli cinque anni divenne egli stesso pilota ufficiale della Casa Milanese. Nel frattempo anche tutti gli altri fratelli, ad esclusione di Mario, avevano trovato un’occupazione nel settore automobilistico.

Nel 1911, sempre per l’Isotta Fraschini, Alfieri si trasferì in Argentina e poi in Inghilterra insieme al fratello Ettore: dovevano effettuare dimostrazioni delle auto della Casa. Nel 1912, tornati in Italia, furono inviati a Bologna per organizzarvi la locale officina di assistenza.
Due anni dopo erano pronti per mettersi in proprio e scelsero proprio Bologna per aprire una loro attività: si sarebbero occupati di assistenza sia per l’Isotta Fraschini sia per altre Case.
Nel dicembre 1914 nacque così la s.a. Officine Alfieri Maserati che, con cinque operai, aveva la sua sede in vicolo Pepoli.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Alfieri ed Ettore furono richiamati e a prendersi cura dell’officina rimase il più giovane fratello Ernesto. Durante il conflitto, i due Maserati vennero congedati dal servizio effettivo per essere impiegati in due officine milanesi che si occupavano del montaggio di motori d’areo. Fu proprio durante questa esperienza che Alfieri ideò e brevettò una candela d’accensione in mica, che risultò essere molto più resistente di quelle usate fino a quel momento. Visto il successo, ne avviò anche la fabbricazione.
Candela Modena

Terminata la guerra, i fratelli fecero ritorno a Bologna. Il mercato dell’auto si prospettava sempre più ricco e in grande espansione, pertanto, l’officina doveva essere ingrandita: fu così portata fuori le mura, in località Alemanni / Pontevecchio, in una ex fabbrica di damigiane. In questa nuova sede si trasformavano le auto in mezzi da competizione ed anche Alfieri riprese a partecipare personalmente alle gare.

Nel 1920 corse al circuito del Mugello. La prima auto da lui totalmente realizzata prese vita nel 1921: aveva il telaio della Diatto e un motore aeronautico dell’Isotta Fraschini.
Gli anni successivi videro un alternarsi di fortuna e di avvenimenti negativi. Tuttavia, nel 1926 Alfieri decise di produrre in proprio auto da corsa.

Nel 1927 durante la Targa Florio rimase vittima di un pauroso incidente, riportando varie fratture e lesioni interne con la perdita di un rene. La sua officina nel frattempo continuava a lavorare producendo auto di pregio servendosi di manodopera altamente qualificata: i suoi tecnici e i suoi meccanici provenivano quasi tutti dal glorioso istituto tecnico bolognese “Aldini-Valeriani”.

Nel 1929 era iniziata anche la collaborazione con Edoardo Weber, la cui fabbrica di carburatori costituiva una fra le aziende emergenti del territorio bolognese. Nel 1930, dopo aver maturato un congruo numero di vittorie, tra cui quelle nei gran premi di Roma e di Monza, Maserati fu nominato Cavaliere. L’antagonismo con la Bugatti e l’Alfa non fece altro che spronare la produzione di modelli sempre più innovativi.
Il fratello Mario, l’unico che non si occupava di meccanica, aveva creato l’ormai inconfondibile marchio di fabbrica: il tridente. Come curiosità vale la pena segnalare che sembra che tale marchio gli fosse stato ispirato dal tridente del Nettuno, statua della omonima fontana nel centro di Bologna.

Nel 1932 si ripresentarono dei problemi dovuti ai postumi dell’incidente del 1927 ed improvvisamente, il 3 marzo, a soli quarantacinque anni Alfieri Maserati morì a Bologna.
Nel pieno della sua maturità si era spento un uomo geniale. E’ rimasta memorabile la commossa partecipazione di migliaia di persone alle sue esequie.

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